CAMMINO DI SANTIAGO – Giorno 1

Ho imparato che la “Cima del Diavolo” della coppa Cobram di Fantozzi, non è nulla in confronto alla prima tappa del Cammino di Santiago; e che, se in Italia Cristo si è fermato ad Eboli, in Francia si è fermato ad Honto, per non sentire le mie bestemmie sulla salita.

Ho imparato che a Carmine -sardo in pensione che sognava da 42 anni di poter fare il Cammino- all’aeroporto di Orio al Serio gli hanno sequestrato le creme e i liquidi che invece ad Alghero gli avevano fatto passare: e che quindi da ieri odia i bergamaschi e tutti i loro simili. L’ho imparato benissimo, visto che l’ho incontrato tre volte e me l’ha raccontato cinque.

Ho imparato che quando pensi che stai facendo chissà quale impresa, incontri una coppia di ultrasettantenni del Minnesota: i primi minuti pensi siano rincoglioniti; poi, quando ti accorgi che lui è non vedente, e lei quasi, ti senti piccolo piccolo.

E anche se non sai come, capisci subito che ce la faranno.

Ho imparato che non so se il Cammino ti dà quello di cui hai bisogno. Ma oggi io avevo bisogno di Paola, conosciuta stamattina, e lei probabilmente aveva bisogno di me; e ce l’abbiamo fatta insieme, ognuno a superare le proprie incertezze.

Ho imparato che se quando saluti uno dicendo “Bonjour”, ti risponde “Hi”. Se gli dici “Hi”, ti risponde “Ciao”; se gli dici “Ciao”, ti dice “buon Camino”.

E se è orientale, qualsiasi cosa tu dica, grugnisce.

Ma, soprattutto, ho imparato che se chiedi la password del Wi-Fi ad uno stanco pellegrino appena arrivato e Roncisvalle, ignorando il fatto che sia di Roma ed il suo credo religioso si chiami “S.S. Lazio”, non ti meravigliare se internet non funzioni inserendo la parola “romammerda”.

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