CAMMINO DI SANTIAGO – Giorno 12 Belorado-Atapuerca KM 30

Oggi è stata la giornata più intensa da quando sono qui.

Come in aprile: il primo giorno il Cammino mi ha accolto con indifferenza; il secondo ha continuato ad essere passivo, permettendomi di prendere confidenza con i suoi ritmi e le sue persone.
Il terzo, si è mostrato con tutta la sua energia.

Sono partito presto stamattina. Quando il movimento ed i rumori dei miei compagni di stanza mi hanno svegliato, l’orologio segnava le 5:33.
Il sole, sorgendo alle spalle, ti avverte del suo arrivo iniziando a proiettare una timida e lunga ombra davanti a te. Come a volerti indicare la strada.

Dopo 3 giorni, inizi a riconoscere i tuoi compagni di viaggio. Ti incontri al bar, ti rincontri camminando, ti superi; magari più volte. Ti perdi per strada, e poi ti ritrovi a dormire nel letto di fianco. È così che impari i nomi. E alcune volte neanche quelli, perché spesso, prima di conoscere i nomi, conosci le storie.

Ci sono Filippo e Sally. Australiani, a dispetto del nome di lui. Vanno a Santiago insieme ai bambini, di 1 e 2 anni e mezzo. I tre messicani, che quando prendono un panino al bar tirano fuori dallo zaino un peperoncino di 15 cm ciascuno, e che ora, mentre scrivo, sono a 10 metri da me a bere la millemillesima cerveza. C’è un tipo spagnolo, che ieri mi stava pure sulle palle, che stamattina a passo veloce risaliva il gruppo chiedendo a tutti di chi fosse il cappello che aveva trovato per strada. Ed era il mio, cazzo! (ah, quanto sono importanti le virgole, in certi casi). C’è Ines. Una di quelle persone con le quali riuscirei a comunicare anche senza parlare. Una persona che, anche se dovessi perdere stasera, ha già lasciato il segno in questo mio “secondo” Cammino.

E comunque cazzo, mi rendo conto di essere stato troppo serio. Ma il bello di scrivere, è poter tradurre in parole i propri stati d’animo.

Fortuna che è appena rientrato in ostello uno dei tre messicani – credo sia il capo: ennesima birra in mano, bandana, saluti e cinque distribuiti a tutti, e allegria che la metà basterebbe a salvare mezzo popolo svedese.

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