CAMMINO DI SANTIAGO – Giorno 4 Pamplona-Puente la Reina KM 24

-“Quale gamba ti fa male?”-mi ha chiesto un amico qualche giorno prima di partire.

-“La sinistra”.

-“Allora vedrai che dopo due giorni ti farà male la destra”.

Cazzo, aveva ragione il bastardo. Per tentare di salvare la prima, ho sacrificato la seconda.

Ieri mi sono fermato a Pamplona, ma anziché andare a fighe, vino e tapas ho conosciuto un sacco di farmacisti, un’avvenente dottoressa che fa le iniezioni e un ortopedico che continuava a dire “ostia!” quando non ci capivamo.

Però rimane una figata.

Anche se nella tappa di oggi ci ho messo una vita. Stamattina, uscendo da Pamplona, ho attraversato un bel parco cittadino: mi hanno superato tutti, comprese le signore con la tuta fosforescente che camminano veloce.

Anche se arrivare per ultimi significa trovare tutto pieno, col gestore dell’ostello che ti dice “tienes suerte” e ti offre un materasso per terra in mezzo ad un gruppo di signore brasiliane.

Anche se dovermi fermare a Pamplona è significato “abbandonare” le persone conosciute fino ad ora. Che va bene che sono stati solo tre giorni, ma sanno più cose di me Paola e Gianluca rispetto a gente che conosco da 10 anni.

Il fatto che avrò ancora una settimana a disposizione -per poi tornare a completare il Cammino quest’estate- mi inizia a far pensare quanti giorni fare ancora, e valutare di giorno in giorno il da farsi.

Intanto, gli ultimi km di oggi, lì ho fatti con Phil. Un americano di Boston che andava al mio stesso passo; forse anche meno. Ogni 10 passi, era costretto a fermarsi.

Mi ha raccontato che ha un figlio di 19 anni che va all’università, e che lui guida le ambulanze. Era talmente delirante, nella sua stanchezza, che ad un certo punto mi ha anche detto: -“Your english is good”.

Considerando che per quello che ho capito era single, e che è venuto a fare il Cammino perché l’anno scorso gli è morto il cane, dubito che avesse ragione.

Soprattutto perché, quando mi ha salutato, mi ha detto: -“Ah, my girlfriend’s name is Elisabeth”.

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