CANNOBBIO, PIEMONTE – Weekend in alpeggio, la salita – Luglio 2017

E niente. Eravamo partiti da un quarto d’ora. Fino a lì eccitazione massima, e tanta voglia di raggiungere la cima il prima possibile. Lo splendido sentiero che ci aveva prima fatto attraversare un piccolo borgo di case in pietra, ci aveva da poco condotto in un magnifico bosco di castagni. La piccola strada asfaltata si è trasformata in sterrata prima, e in mulattiera poi. Una dolce discesa ci ha accompagnato fra gli alberi, interrotta qui e là da piccoli ruscelli e ponti fiabeschi.

Io e la mia autostima passeggiavamo sereni, quando il cammino ci ha regalato lei: una splendida chiesetta di pietra adagiata in una radura; al centro un castagno maestoso, che custodiva una piccola fontana. Ci siamo fermati e abbiamo riso. Poi abbiamo riempito le borracce (lei, meno pigra di me, ha voluto riempirsi di acqua anche i pantaloni, le mutande, le calze e le scarpe. Che amore).

Ripreso il viaggio, il cartello mi indicava ancora 1h15′. Cosa saranno mai, pensavo.

Senza considerare che se devi salire 1h30′ e fai 15 minuti di discesa, o hai sbagliato strada o prima o poi li ricaghi tutti, quei fottuti 15 minuti di discesa.

Senza considerare che per quanto possa essere allenato, l’ultima volta che ho camminato più di due kilometri era il 1997; con i miei amici avevamo bigiato scuola ma siamo rimasti a piedi con la Panda, ed io ero stato sorteggiato per andare dal benzinaio.

Senza considerare che chi mi aveva detto che sarebbe stata un’ora e mezza di passeggiata comoda, era un cazzo di boy scout. Quegli esseri strani che vanno in giro in pantaloni corti anche di inverno, cantano le canzoni del Signore e fornicano più che in un set di un film porno.

 

Racconto della salita. Dal vangelo secondo Paolo Villaggio.

“Sulla salitella, nominata poi tragicamente la cima del diavolo, furono colti dai primi impercettibili sintomi di fatica:

asfissia, occhi pallati, arresti cardiaci, lingue felpate, aurore boreali e miraggi.”

Ho una foto della mia faccia appena sono arrivato in cima, ma quella non la farò vedere nemmeno a mia figlia fino a che non avrà un mutuo tutto suo.

Racconterò il resto, ma con calma. Al momento, so solo che d’ora in avanti mi fiderò di chi va in giro in inverno con i pantaloni corti solo se è un orso, lavora in un circo e guida il monociclo.

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