CANNOBIO, PIEMONTE – Resoconto weekend in alpeggio – Luglio 2017

Alla fine ci siamo ritrovati in 14 persone. Una bella compagnia, con età minima 3 e massima 38, più qualche camminatore di passaggio che si fermava per un saluto e un acquisto di formaggi di capra.

Qui ci si da una mano a vicenda. Matteo e la sua famiglia regalano ospitalità, un panorama mozzafiato e la possibilità di sentirsi fuori dal tempo. Chi sale ricambia portando un po’ di spesa (anche perché l’azienda è raggiungibile solo a piedi), e la disponibilità a dare una mano durante la permanenza.

Così domenica mattina, dopo la colazione di latte munto direttamente nella tazza (oh sarò ripetitivo, ma io ero più esaltato di mia figlia), arriva il momento del briefing.

Il primo pensiero che mi è venuto in mente è stato in francese: “e mo che cazzo facciamo?”

Andare a tagliare le felci nel pascolo non mi sembrava il caso: è vero che Tata Lucia non ha mai scritto nelle sue regole “non tagliare l’erba con la falce” (ed io terrei in camera il poster di Tata Lucia, di fianco a quelli di Van Basten ed Axl Rose ubriaco); però metti che le facevo una foto, perdevo il telefono e lo ritrovava un assistente sociale? Era un casino!

Portare il fieno nella stalla dei capretti col forcone sarebbe stato anche peggio, soprattutto per i capretti.

Quindi abbiamo optato per la pulizia del piazzale della sosta. E di cosa sara mai sporco un piazzale dove sostano le capre, oltre che di fieno?

Special thanks: un ringraziamento speciale a quel fenomeno della figlia più piccola di Matteo, coetanea della mia, che si è unita a noi nel lavoro. Così mi sono ritrovato con due piccole aiutanti, che sommate facevano 5 anni e mezzo, un metro e quaranta e una ventina di denti da latte. E capre. Capre ovunque.

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